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Alain de Benoist e la vittima consacrata

Alain de Benoist è uno di quegli autori che il sistema ha imparato a liquidare prima ancora di leggere. Fondatore della Nouvelle Droite francese (su cui ritorneremo), direttore delle riviste Krisis e Nouvelle École, de Benoist ha costruito nel corso di cinquant’anni un corpus intellettuale che non si lascia incasellare in nessuna delle categorie disponibili: né destra, né sinistra, né conservatorismo reazionario, né tanto meno liberalismo. Il suo metodo è metapolitica pura e i suoi riferimenti spaziano da Heidegger a Proudhon, da Schmitt a Mauss, da Jünger a Hannah Arendt. Su questa base eterogenea e rigorosamente europea, de Benoist ha elaborato una critica simultanea del liberalismo, del marxismo e del conservatorismo che lo colloca in uno spazio che possiamo fare coincidere con una terza via. Decidiamo di presentarlo a partire dal suo saggio “I demoni del bene” (2015) che consigliamo di leggere per intero.

Il punto di partenza del saggio è una distinzione apparentemente semplice ma dalle conseguenze radicali. La vecchia morale era ordinata al bene inteso come etica delle virtù, in senso aristotelico: il soggetto che agisce bene, che forma il suo carattere. Sii onesto, sii coraggioso, sii leale. Il punto era formare il carattere della persona. Se tutti gli individui agivano bene, la società stava bene di conseguenza. La nuova morale invece non ti chiede di fare nulla su te stesso, ti chiede di essere d’accordo che la società vada sistemata per essere più giusta. Non “sii una persona migliore” ma “sostieni le politiche giuste, usa le parole giuste, schierati dalla parte giusta.” Questa nuova morale non produce soggetti che agiscono ma produce persone che si posizionano, che si indignano, che si schierano. E per schierarsi correttamente hai bisogno di vittime da difendere e colpevoli da condannare.

La critica che de Benoist sviluppa non è diretta contro le persone che soffrono ma contro il sistema che ha bisogno di quella sofferenza per funzionare. La compassione istituzionalizzata, come aveva già visto Hannah Arendt nel suo Saggio sulla Rivoluzione, è l’esatto contrario di una politica sociale. Il risultato è che chi riceve la compassione non guadagna potere ma lo perde. Essere oggetto dello sguardo compassionevole significa essere definito dalla propria sofferenza, essere riconosciuto in quanto vittima e non in quanto soggetto. Il sistema ha bisogno che tu rimanga in quella posizione per giustificare la propria esistenza: le istituzioni che ti proteggono, i discorsi che ti celebrano, le leggi che ti tutelano perderebbero senso se tu smettessi di essere vulnerabile. Questo è il caso delle leggi “speciali”, quote rosa e proposte come il DDL Zan.

La vittima come eroe del nostro tempo

Questa trasformazione non è recente. De Benoist ne traccia la genealogia a partire dalla tradizione cristiana: il mondo è imperfetto, è affetto da un minor-essere, bisogna correggerlo, ripararlo. Mundus est immundus, diceva sant’Agostino. Tutta l’ideologia del progresso, tutto l’utopismo dei Lumi, ne rappresenta la versione profana:“Sostituite la salvezza cristiana con la fede nel progresso”, cita de Benoist da Pierre Legendre, “e otterrete il credo commerciale dell’Occidente planetario.” Il nuovo ordine morale è il punto d’arrivo di questa traiettoria: quello che Philippe Muray chiamava l’Impero del Bene. Un bene non più fondato sulla virtù del soggetto ma sulla priorità del giusto: una piccola morale, avrebbe detto Nietzsche.

“L’individuo sofferente ha preso il posto dell’individuo che agisce”, scrive de Benoist. “La vittima diventa il vero eroe del nostro tempo.” Lo statuto di vittima è, in questo sistema, redditizio: dà diritto al riconoscimento, alla considerazione, alla compensazione. Il sistema ha bisogno che tu rimanga vulnerabile per giustificare la propria esistenza. Le istituzioni che ti proteggono, i discorsi che ti celebrano, le leggi che ti tutelano perderebbero senso se tu smettessi di soffrire. La vulnerabilità è la condizione del contratto. Scritto nel 2015, il saggio anticipa molto bene le tendenze odierne: la bandiera LGBT del 2018 che integra “persone di colore” e transessuali all’insegna dello status di oppresso, le recenti integrazioni dello “spettro autistico” nell’ombrello “Queer”, dove si raggruppano disabilità generiche spesso non diagnosticate pur di moltiplicare i segni di riconoscimento come vittima.

“Mezzo secolo fa, l’omosessualità era abbastanza ridicolmente presentata come vergognosa o anormale, oggi è divenuta così ammirevole che è vietato dire che non la si apprezza. In entrambi i casi, è la libertà a non trarne profitto.”

Occorre fissare bene questa frase. L’omosessuale era, nel vecchio sistema, un oggetto da correggere o sopprimere; nell’Impero del Bene è diventato un oggetto da proteggere, celebrare, risarcire. La struttura è identica: in entrambi i casi il suo valore è stabilito dall’esterno, in entrambi i casi la sua esistenza concreta è secondaria rispetto alla funzione che svolge nel sistema simbolico dominante. Prima era la prova dell’abiezione morale; ora è la prova della tolleranza e del progresso. In entrambi i casi, è uno strumento e non un soggetto libero.

Vale la pena chiarire, per completezza, la posizione di de Benoist sull’omosessualità in sé. Nel libro scrive esplicitamente che la denuncia dell’omosessualità come violazione della legge naturale è “una pura assurdità”, che si tratta di “una preferenza sessuale minoritaria, ma legittima”, e che “non c’è niente di condannabile nel fatto di vivere al di fuori della norma: dopotutto, è così che vivono tutti gli esseri eccezionali.” La “normalità” eterosessuale è per lui una categoria puramente statistica: descrive la norma riproduttiva della specie e da essa non deriva alcun giudizio morale. La statistica non produce etica.

Nota sull’ideologia di genere

I demoni del bene contiene anche una critica estesa dell’ideologia del genere, che de Benoist distingue con cura dall’omosessualità. La sua tesi è che l’ideologia del genere opera una confusione sistematica tra tre piani distinti: il sesso biologico, le preferenze sessuali, e il cosiddetto sesso psicologico e che questa confusione non è accidentale ma serve a far credere che le identità sessuali siano infinitamente intercambiabili, cancellando la differenza sessuale come dato fondante. “Ci sono solo due sessi”, scrive de Benoist, “ma esiste una pluralità di pratiche, orientamenti o preferenze sessuali.” Sul transessualismo la sua posizione è ferma sul piano biologico: nessun cambio di sesso è possibile. Questa distinzione tra piano biologico e piano morale è la stessa che applica all’omosessualità.

Torneremo su questi temi in modo più esteso. Per ora, basta dire che I demoni del bene è un libro che vale la pena tenere sul comodino.

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